Credito di imposta nuovi investimenti

Si riepilogano le principali novità sul credito di imposta sui beni strumentali nuovi, che hanno introdotto una percentuale di favore per l’acquisto di beni entro l’esercizio 2021.

Ai sensi dell’art. 1, comma 1051 , della legge n. 178/2020, il credito d’imposta spetta a imprese e professionisti che, dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022 (ovvero fino al 30 giugno 2023, a condizione che, entro il 31 dicembre 2022, sia accettato l’ordine e siano stati pagati acconti nella misura almeno del 20 per cento del costo di acquisto), acquisiscano beni strumentali nuovi destinati all’attività d’impresa o professionale, destinati a strutture ubicate in Italia.

In linea generale non possono usufruire dell’agevolazione l’acquisto di automezzi e fabbricati.

Il credito di imposta spettante è pari a:

  • 10 per cento, per investimenti fino ad un limite di 2 milioni di euro per i beni materiali e fino ad un limite di 1 milione di euro per i beni immateriali;
  • 15 per cento, per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali destinati all’organizzazione di forme di lavoro agile (ad esempio, computer e stampanti);
  • a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, il credito d’imposta spetta nella misura del 6 per cento, fermi restando i limiti di investimento citati (ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che, entro il 31 dicembre 2022, il relativo ordine risulti accettato dal venditore e siano pagati acconti in misura pari al 20 per cento del costo di acquisto).

Si ricorda che la legge del 2019 prevedeva per tutti gli acquisti di beni strumentali nuovi un credito di imposta del 6%.

Il credito investimenti introdotto dalla legge n. 178/2020 è utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24:

  • in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione del bene;
  • in unica quota annuale in capo ai soggetti con un ammontare di ricavi/compensi inferiore a 5 milioni di euro, per gli investimenti effettuati nel periodo 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021.

Per espressa previsione normativa, la spettanza dell’agevolazione è subordinata al rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dei lavoratori

Inoltre le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere l’espresso riferimento alla legge n. 178/2020:

“Investimento effettuato ai sensi dell’art. 1, commi da 1051 a 1063, della legge 30 dicembre 2020, n. 178

L’Agenzia delle entrate, nelle risposte a istanza di interpello 5 ottobre 2020, n. 438 e n. 439, ha confermato che la mancata indicazione in fattura del riferimento alla disposizione agevolativa della legge n. 160/2019 determina in sede di controllo la revoca della quota corrispondente di agevolazione. Tuttavia, considerando l’attuale contesto economico, ha precisato le modalità per regolarizzare le fatture:

fatture cartacee: il riferimento all’art. 1, commi da 184 a 197, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, può essere riportato dall’impresa acquirente sull’originale di ogni fattura, sia di acconto, che di saldo, con scrittura indelebile, anche mediante l’utilizzo di un apposito timbro;

fatture elettroniche: vi sono due possibilità:

la prima: stampare la fattura, apponendo la predetta scritta indelebile, che dovrà essere conservata per i tempi dell’accertamento;

la seconda: procedere ad un’integrazione elettronica, da unire all’originale e conservare insieme allo stesso con le modalità indicate, in materia di inversione contabile, nella circolare 17 giugno 2019, n. 14/E.

Circolare 20/01/2021

MANOVRA 2021

In vigore la legge di Bilancio 2021: prorogati Superbonus e incentivi edilizi

Legge 30 dicembre 2020, n. 178

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di Bilancio 2021), sono entrate in vigore il 1°gennaio 2021 le nuove misure fiscali previste dalla manovra finanziaria per l’anno in corso.

Numerose le novità previste per le persone fisiche e le imprese. Segnaliamo in questa sede alcune delle principali, tra cui:

  • la modifica della disciplina del Superbonus edilizio, di cui all’art. 119 del D.L. n. 34/2020, con estensione della durata dell’agevolazione, ampliamento dei soggetti beneficiari e degli interventi ammissibili. In particolare, viene prorogato al 30 giugno 2022 il termine ultimo per l’esecuzione degli interventi destinatari della detrazione del 110%, da ripartire in cinque rate annuali per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021 e in quattro rate annuali per quelle sostenute nel 2022; per gli interventi effettuati nei condomini viene previsto che la detrazione spetti anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022 a condizione siano stati effettuati lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo alla data del 30 giugno 2022;
  • la proroga per il 2021 delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia, delle detrazioni per l’acquisto di mobili di arredo e di grandi elettrodomestici a basso consumo energetico finalizzati all’arredo dell’immobile ristrutturato, con aumento a 16mila euro del tetto di spesa su cui applicare la detrazione, del bonus facciate, del bonus verde.

AGEVOLAZIONI E INCENTIVI

Le novità del Decreto “Ristori” convertito in legge

Legge 18 dicembre 2020 n. 176, di conversione del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore dal 25 dicembre 2020, la legge 18 dicembre 2020 n. 176, di conversione del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137 (decreto “Ristori”), recante “Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Al testo normativo sono acclusi gli allegati con gli elenchi dei codici Ateco interessati dai contributi a fondo perduto (Allegato 1, Allegato 2, Allegato 3, Allegato 4).

Il testo del provvedimento recepisce il contenuto dei 4 decreti “Ristori”, abrogando gli ultimi 3 (D.L. n. 149/2020, D.L. n. 154/2020 e D.L. n. 157/2020), ma facendo salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti durante la loro vigenza.

Rispetto alla versione originaria dei decreti sono state inserite anche alcune novità:

  • il rimborso del 50% per i proprietari di immobili che riducono il canone di locazione agli inquilini in difficoltà;
  • la possibilità di pagare in 4 rate la 2ª o unica rata dell’acconto 2020 per le imposte sui redditi e l’Irap, già rinviata al 30 aprile 2021 per alcune categorie di contribuenti;
  • la proroga, fino a marzo 2021, dell’esenzione dal pagamento del canone e della tassa per l’occupazione del suolo pubblico da parte degli esercenti l’attività di ristorazione, somministrazione di pasti e bevande nonché dai venditori ambulanti (Cosap e Tosap).

AGEVOLAZIONI

Credito d’imposta per beni strumentali nuovi: le novità dal 2021

Legge 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, c. 1051-1058

La Legge di Bilancio 2021 (Legge 30 dicembre 2020, n. 178) modifica le percentuali del credito d’imposta derivante dagli ex super-ammortamento aumentandola dal 6% al 10% ed ex iper-ammortamento, aumentandola dal 40% al 50%.Il credito d’imposta è riconosciuto a tutte le imprese (escluse quelle in stato di crisi o destinatarie di sanzioni interdittive) che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio nazionale a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023

IVA, IMPOSTE DIRETTE

Gli effetti della Brexit dal 1° gennaio 2021: IVA e imposte dirette

Dal 1° gennaio 2021 decorrono gli effetti dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea

A partire dal 1° gennaio 2021 nei rapporti commerciali con il Regno Unito dovranno essere osservate le regole previste per le operazioni con paesi Extra-UE e quindi:

  • per quanto riguarda le cessioni di beni, non si tratterà più di operazioni intracomunitarie e quindi non si applicherà più il regime di reverse charge (art. 41 D.L. n. 331/1993) con obbligo di presentazione degli elenchi INTRASTAT, bensì gli adempimenti connessi alle esportazioni ed alle importazioni (con pagamento, in quest’ultimo caso, di dazi e IVA all’ingresso nell’Unione Europea). Inoltre non sarà più possibile applicare le triangolazioni per le merci che passano nel Regno Unito.
  • per quanto riguarda le prestazioni di servizi, nel caso di servizi resi si continuerà ad emettere fattura ai sensi dell’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972. Nel caso di servizi ricevuti, non si dovrà più integrare la fattura (reverse charge), ma sarà necessario emettere un’autofattura.

Sono previste delle disposizioni transitorie per le operazioni a cavallo d’anno.

In particolare, l’art. 47 dell’accordo di Recesso Regno Unito/UE prevede che le merci in viaggio dal territorio del Regno Unito a quello dell’Unione o viceversa, se l’inizio della spedizione ha avuto inizio prima del 31/12/2020, si considerano immesse in libera pratica e dunque sono merci comunitarie.

Tuttavia in tal caso, all’arrivo delle merci in dogana, è necessario dimostrare la data di inizio del trasporto, nonché l’attraversamento della frontiera. Di solito coincide con la consegna delle merci al vettore per il trasporto oppure alla presa in consegna delle stesse da parte di uno spedizioniere. I documenti possono essere: le Cmr, la lettera di vettura Cim, la polizza di carico, la polizza di carico multimodale o la lettera di vettura aerea.

Anche i beni immessi in consumo già al 31/12/2020 possono circolare liberamente tra Regno Unito e Unione Europea.

L’art. 51 dell’accordo di recesso prevede che, ai fini IVA, le operazioni a cavallo del periodo di transizione mantengono la originaria qualificazione. Le regole intracomunitarie continueranno ad applicarsi per 5 anni in relazione a transazioni avvenute prima della fine del periodo di transizione.

Per quanto riguarda i rimborsi IVA, a norma dell’art. 51, paragrafo 3, dell’accordo di recesso, un soggetto passivo stabilito in uno degli Stati membri o nel Regno Unito deve ancora utilizzare il portale elettronico predisposto dal suo Stato di stabilimento, a norma dell’art. 7 della Direttiva n. 2008/9/CE, per presentare richiesta elettronica di rimborso per l’IVA pagata rispettivamente nel Regno Unito o in uno Stato membro prima della fine del periodo di transizione. La richiesta deve essere presentata, alle condizioni stabilite dalla Direttiva, entro il 31 marzo 2021.

Per l’Irlanda del Nord, anche dopo il 31/12/2020, sarà in vigore un particolare regime speciale di circolazione delle merci, previsto da un apposito protocollo allegato all’accordo di recesso tra Regno Unito ed Unione Europea. Il protocollo è soggetto all’espressione periodica del consenso dell’Assemblea legislativa dell’Irlanda del Nord, e il periodo iniziale di applicazione è il periodo che termina quattro anni dopo la fine del periodo di transizione.

In particolare il regime speciale prevede:

  • le operazioni che comportano movimenti di beni tra l’Irlanda del Nord e gli Stati membri sono considerate operazioni intra-UE;
  • le operazioni che comportano movimenti di beni tra l’Irlanda del Nord e altre parti del Regno Unito sono considerate importazioni/esportazioni;
  • i soggetti passivi stabiliti in Irlanda del Nord potranno utilizzare l’OSS (One Stop Shop) per dichiarare e pagare l’IVA dovuta sulle vendite a distanza intra-UE di beni provenienti dall’Irlanda del Nord (o dagli Stati membri) a acquirenti negli Stati membri (o in Irlanda del Nord);
  • i soggetti passivi stabiliti negli Stati membri potranno utilizzare l’OSS per dichiarare e pagare l’IVA dovuta sulle vendite a distanza intra-UE di beni provenienti dagli Stati membri a acquirenti in Irlanda del Nord;
  • i soggetti passivi stabiliti in Irlanda del Nord potranno chiedere il rimborso dell’IVA assolta negli Stati membri con la procedura di rimborso prevista dalla Direttiva n. 2008/9/CE del Consiglio, purché il rimborso si riferisca all’IVA già assolta per l’acquisto di beni;
  • i soggetti passivi stabiliti negli Stati membri potranno chiedere il rimborso dell’IVA assolta in Irlanda del Nord con la procedura di rimborso prevista dalla direttiva 2008/9/CE del Consiglio, purché il rimborso si riferisca all’IVA già assolta per l’acquisto di beni.

Gli operatori nordirlandesi avranno un numero di partita IVA che inizia per “XI”, in luogo di “GB”.

Poiché il protocollo non contempla le prestazioni di servizi, per queste ultime l’Irlanda del Nord è considerato Paese terzo, esattamente come il resto del Regno Unito.

Per quanto riguarda le imposte sui redditi, si segnala che dal 1° gennaio 2021 non saranno più applicabili la direttiva madre-figlia (n. 90/435/CEE volta ad eliminare la doppia imposizione economica dei dividendi tra società capogruppo e controllate nell’UE), né la direttiva interessi-canoni (n. 2003/49/CE che prevede l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti nei confronti di soggetti residenti in Stati membri dell’Unione Europea).

Invece restano applicabili le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni.

AGEVOLAZIONI E INCENTIVI

Nuova percentuale di fruizione del credito d’imposta per sanificazione e DPI

Agenzia delle Entrate, Provvedimento 16 dicembre 2020, n. 381183

Con il Provvedimento n. 381183 del 16 dicembre 2020 l’Agenzia Entrate ha rideterminato la nuova percentuale di fruizione del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione, previsto dal decreto “Rilancio” (art. 125, D.L. 19 maggio 2020, n. 34).

La nuova percentuale è pari al 47,1617% (originariamente era del 15,6423%) ed è ottenuta dal rapporto tra le risorse disponibili (603.000.000 euro) e i crediti d’imposta richiesti (1.278.578.142 euro), troncata alla quarta cifra decimale.

La nuova percentuale è stata calcolata, tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili, pari a 200.000.000 euro inizialmente stanziati, più 403.000.000 euro aggiuntivi.

Detta percentuale è stata ottenuta rapportando il limite complessivo di spesa, all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti e determinati nella misura del 60% delle spese.

Il credito d’imposta fruibile sarà quindi pari al 28,2970% delle spese sostenute. Ricordiamo che in ogni caso l’ammontare del credito d’imposta non potrà comunque eccedere il valore di 60 mila euro.

Ogni beneficiario può visualizzare il credito d’imposta spettante nel proprio cassetto fiscale e scegliere se:

  • utilizzare il credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi oppure in compensazione tramite modello F24;
  • in alternativa, se cederlo, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

L’opzione può essere esercitata fino al 31 dicembre 2021.

La comunicazione all’Agenzia della cessione del credito per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione può avvenire a partire da lunedì 14 settembre. La comunicazione della cessione può essere effettuata solo dal soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito dell’Agenzia (Entratel/Fisconline).

Coronavirus ed incidenza su contratto di locazione

Con il il Decreto Cura Italia, il Legislatore per adesso è intervenuto – per il mese di marzo 2020 – tramite la previsione di un credito di imposta, pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione, purché relativo agli immobili rientranti nella categoria C1. La misura dunque sembra tarata in particolare sugli esercizi commerciali e di dettaglio, senza tenere conto di altri tipi di attività – ad esempio alberghiere – che pur non attinte direttamente dal provvedimento di chiusura, pagano l’attuale situazione come tutte le altre imprese. Peraltro, tale provvedimento con il riconoscimento del credito fiscale ammortizza il danno nel medio termine, ma non risolve nell ’immediato il problema di liquidità che sta colpendo gli esercenti.

In condizioni di normalità, il conduttore è tenuto a corrispondere il canone di locazione quale corrispettivo per il godimento del bene, e ciò a prescindere dall’andamento degli affari della propria attività commerciale, ed anzi a prescindere proprio dal fatto che il conduttore utilizzi o meno il bene locato.

La domanda da porsi è questa: è possibile nella situazione contingente, ritenere che ci troviamo di fronte ad un evento esterno oggettivo non dipendente dalla sfera di responsabilità giuridica del conduttore o del locatore,  tale da rendere la prestazione impossibile, o comunque da fratturare o squilibrare il vincolo che si regge tra le reciproche obbligazioni del contratto di locazione?

Qualche spunto viene anche dal Decreto Cura Italia che prevede come “il rispetto delle misure di contenimento è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”. Tuttavia, anche questa previsione normativa è utile per escludere la responsabilità del Conduttore/debitore inadempiente nell’immediato, ma non aiuta a capire il destino dell’ obbligazione, cioè il pagamento del canone di locazione; lo devo pagare dopo, o non le devo pagare più?

Per avere l’effetto liberatorio dalla obbligazione di pagamento, occorre fare un opera interpretativa argomentando dalla disciplina generale delle obbligazioni prevista nel Codice civile, da cui è possibile ricavare due ipotesi diverse:

A) per gli esercizi commerciali chiusi per disposizione di Legge o ordinanza del Presidente del Consiglio o per ordinanza della Giunta regionale e/o comunale, è evidente che il provvedimento autoritario si pone come elemento esterno oggettivo e di forza maggiore che altera l’equilibrio tra le obbligazioni delle parti; per queste attività, riteniamo possibile richiamare la disciplina dell’art. 1256 c.c. che regola la “impossibilità temporanea della prestazione”, e sostenere – forzando un po’ il dato normativo letterale – che tale impossibilità temporanea non è tale da travolgere l’intero contratto, ma è sufficiente per travolgerne temporaneamente l’esecuzione, con effetto liberatorio delle prestazioni impossibili da adempiere: in questo senso, la prestazione impossibile da adempiere non è quella del conduttore – che è una obbligazione di pagamento, sempre possibile – ma è quella del Locatore, cioè quella di mettere a disposizione l’immobile per il suo libero godimento, che è invece impedito dalle misure di sicurezza e contenimento sanitario. Quindi è proprio l’obbligazione del Locatore che per prima è impossibile; conseguentemente, il Conduttore non paga il canone in questo periodo ma il contratto di locazione resta in piedi. Se poi naturalmente questa vicenda si protrae, la impossibilità sopravvenuta non sarà più temporanea ma permanente, e e la causa di forza maggiore potrà essere invocata come causa di recesso dal contratto da entrambe le parti.

B) Per tutti gli altri esercizi commerciali NON oggetto di diretto ordine di chiusura da parte delle Autorità, occorre sostenere che comunque gli altri provvedimenti di contenimento – quali il divieto di spostamento delle persone anche da Comune a Comune, il divieto di assembramento, la chiusura dei principali mezzi di trasporto, etc. – creano comunque (però indirettamente) un evento esterno oggettivamente sussumibile nell’istituto della impossibilità temporanea della prestazione. Questa volta tuttavia impossibilità temporanea NON della prestazione del Locatore, in quanto il godimento dell’immobile non è direttamente impedito dalla Autorità; ma impossibilità temporanea della obbligazione del Conduttore (pagamento canone) come riflesso della impossibilità oggettiva di fare attività commerciale. Per questo tipo di ipotesi, dunque, occorre un passaggio in più, cioè la collaborazione del Locatore ai sensi dell’art. 1467 c.c., norma che pur prevedendo la risoluzione contrattuale come effetto dello sbilanciamento tra le prestazioni in conseguenza di “avvenimenti straordinari ed imprevedibili”, permetterebbe alla parte adempiente (il Locatore) di evitare la risoluzione (non essere nell’interesse generale di entrambi i contraenti di un contratto di locazione, in questo momento) modificando le condizioni del contratto e riportandole ad equità fino a che la situazione di straordinarietà non è cessata.

INDENNITA’ UNA TANTUM PARTITE IVA

Misure del Decreto “Cura Italia”

È riconosciuta un’indennità una tantum di 600 euro a favore dei liberi professionisti titolari di partita Iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e dei lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria. La medesima indennità è riconosciuta ai co.co.co. che svolgono attività a favore di società e associazioni sportive dilettantistiche. L’indennità è erogata – nei limiti degli importi stanziati – dall’Inps, previa domanda.

Il Decreto riconosce anche un’indennità una tantum pari a 600 euro anche ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago (artigiani e commercianti), non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. L’indennità è erogata – nei limiti degli importi stanziati – dall’Inps, previa domanda.

Viene espressamente previsto che le indennità non sono cumulabili fra loro e non concorrono alla formazione del reddito.

Non rientrano i liberi professionisti iscritti a casse di previdenza privata, che si dovranno rivolgere alle eventuali misure elaborate dalle rispettive Casse.

Alla data odierna sono da definire le modalità di domanda di tali indennità

Bonus Verde e incentivi elettrico

Il Decreto Milleproroghe (D.L. 30 dicembre 2019, n. 162) prevede, tra l’altro:
  • la proroga al 31 dicembre 2020 del “bonus verde”, la detrazione Irpef nella misura del 36% prevista per le spese sostenute per interventi di sistemazione di giardini, terrazze e parti comuni di edifici condominiali e
  • il riconoscimento di un incentivo per l’acquisto di scooter e moto elettriche o ibride effettuato nell’anno 2020. Il contributo riconosciuto è pari al 30 per cento del prezzo di acquisto, fino ad un massimo di 3.000 euro, nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0, 1, 2 o 3.

Compensazioni in F24

Sempre più vincoli per la compensazione in F24 dei crediti d’imposta

Forniti i primi chiarimenti sulle modalità di presentazione dei modelli F24 contenenti crediti d’imposta utilizzati in compensazione: l’obbligo di presentazione del modello F24 sussiste anche per l’utilizzo in compensazione dei crediti maturati in qualità di sostituto d’imposta e per le compensazioni effettuate dai soggetti non titolari di partita Iva.

In particolare:

  1. le compensazioni di crediti d’imposta riguardanti le imposte sui redditi e addizionali, Irap e Iva devono essere effettuate presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate direttamente dal contribuente o dal sostituto d’imposta, utilizzando i servizi “F24 web” o “F24 online” oppure avvalendosi di un intermediario abilitato;
  2. l’obbligo di utilizzare i servizi telematici delle Entrate non sussiste qualora l’esposizione del credito nel modello F24 rappresenti una mera modalità alternativa allo scomputo diretto del credito dal debito d’imposta pagato nello stesso modello F24. Resta fermo l’obbligo di presentare il modello F24 “a saldo zero” esclusivamente attraverso i servizi telematici.

Al riguardo si ricorda che l’art. 3 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 (Decreto Fiscale), convertito con modificazioni in legge n. 157/2019:

  • ha esteso ai crediti utilizzati in compensazione tramite modello F24 per importi superiori a 5.000 euro annui, relativi alle imposte sui redditi e all’IRAP (comprese le addizionali e le imposte sostitutive), l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito;
  • ha ampliato il numero delle compensazioni di crediti d’imposta che devono essere effettuate presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate.

Nuovi limiti per le detrazioni Irpef

Introduzione di limiti reddituali per fruire delle detrazioni di imposta e obblighi di tracciabilità

E’ entrata in vigore dal 1° gennaio la legge di Bilancio 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160). Numerose le novità introdotte dalla Manovra, tra cui l’introduzione, per alcune tipologie di spese, di alcuni limiti eddituali per fruire delle detrazioni Irpef e l’obbligo della tracciabilità dei pagamenti per la fruibilità delle stesse.

In particolare, viene previsto che, partire dal 2020, le detrazioni per spese ai fini IRPEF spettano:

  1. per l’intero importo qualora il reddito complessivo non ecceda 120.000 euro;
  2. per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 240.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 120.000 euro, qualora il reddito complessivo sia superiore a 120.000 euro.

La detrazione continua invece a spettare per intero, a prescindere dall’ammontare del reddito complessivo, per le spese relative agli interessi passivi su mutui e ai medicinali e prestazioni sanitarie. Tali limitazioni non si applicano alle detrazioni spettanti per spese sostenute per l’acquisto di medicinali e dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Sanatoria violazioni formali

Scade il 31 maggio la sanatoria delle violazioni formali: le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti, di natura formale, non rilevanti sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’Iva e dell’Irap e sul pagamento dei tributi, possono essere sanate pagando 200 euro per ognuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono. Non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione la mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi, Irap o Iva, poiché questa omissione è rilevante per la determinazione della base imponibile (anche nel caso di assenza di imposta dovuta). Si ricorda che le violazioni formali si distinguono da quelle “meramente formali” (che non sono mai punibili) in quanto possono comunque determinare un pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria. Il versamento può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. È consentito anche il pagamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.

Nuova modalità di richiesta dell’ANF

 

Dal 1° aprile 2019 è in vigore la nuova modalità di presentazione delle domande per la richiesta dell’assegno per il nucleo familiare, finora presentate dal lavoratore al proprio datore utilizzando il modello “ANF/DIP” (SR16): le domande dovranno essere inoltrate esclusivamente all’INPS in via telematica al fine di garantire all’utenza il corretto calcolo dell’importo spettante e assicurare una maggiore aderenza alla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali.
Di seguito, le modalità di trasmissione:

  • WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di un’identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi);
  • Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

Le domande già presentate al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019 con il modello “ANF/DIP”, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 o a valere sugli anni precedenti, non devono essere reiterate, ma saranno gestite dai datori di lavoro.

Assunzioni agevolate 2019

Si riporta uno schema riepilogativo di alcuni possibili incentivi all’assunzione in vigore nel 2019.

Agevolazione Misura
Bonus under 3050% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro (importo max € 3.000,00 annui)
Bonus Giovani Eccellenze100% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro (importo max € 8.000,00 annui)
Incentivo Neet – Garanzia Giovanicompensazione di contributi INPS dovuti dal datore di lavoro (limite max € 8.060,00 per giovane assunto)
Bonus Post-Alternanzaesonero totale dei contributi INPS dovuti dal datore di lavoro
Incentivo RdcAssunzione di lavoratori percettori di reddito di cittadinanza: le residue mensilità all’atto dell’assunzione vengono acquisite sotto forma di agevolazione dal datore di lavoro